Ancora incertezze sul futuro del GRAB

Il progetto del Grande Raccordo Anulare delle Bici, inserito nella Legge di stabilità, è ormai prossimo a partire: ma dal Campidoglio sembrano arrivare segnali di un ridimensionamento della qualità dell'opera.

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Grab Roma

di Davide Iannotta

“La relazione tecnica ci spiega che il Comune vuole fare una pista ciclabile di 45 km. Non che vuole fare la ciclovia più bella del mondo, come molti l’hanno ribattezzata, né un intervento a favore di tutta la popolazione, anche quella che in bici non ci va mai”, così Aberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane di Legambiente e coordinatore del progetto Grande Raccordo Anulare delle Bici, commenta il recente invio da parte del Campidoglio della documentazione preliminare del Grab al Ministero dei Trasporti.

Sulla carta, si tratta di un anello ciclopedonale all’interno della città, completamente pianeggiante, per 2/3 sviluppato lungo vie pedonali e ciclabili, ville storiche e argini fluviali, solo per 15 km su strade attualmente destinate alla viabilità ordinaria, tra cui alcune a traffico intenso: un progetto ambizioso presentato alcuni anni fa che sul finire del 2016 ha visto l’accelerazione decisiva con l’inserimento all’interno della Legge di stabilità e la firma del protocollo d’intesa tra Roma Capitale e MIT.

“Ci sono aspetti di questa relazione tecnica che sembrano andare nella direzione della progettualità che abbiamo individuato – spiega Fiorillo – Quello che manca è tutto il tema dell’accessibilità e la pedonalizzazione del percorso archeologico che dal Colosseo dovrebbe raggiungere l’Appia Antica: punto che è anche il maggior motivo del successo internazionale che ha avuto il Grab all’estero”. Questione da non trascurare visto che uno studio Confindustria-Ancma ha stimato in 14 mln di euro annui l’introito garantito dalla maggiore permanenza in città di turisti dovuta all’attrattiva di una pedalata lungo il Grab.

Ma nel documento non vi è cenno neanche di altri elementi inizialmente previsti: “Avevamo proposto la realizzazione di 77 attraversamenti sicuri: piattaforme rialzate sia sul tratto stradale che sulla ciclabile, una per ogni punto in cui il Grab incrocia strade aperte al traffico, di cui non c’è traccia nel documento – continua Fiorillo – mentre, d’altra parte sono raddoppiati i costi. Dovremo capire come sia possibile che con molte meno cose da realizzare la stima dei costi sia passata da 8 a 15 milioni di euro”.

C’è poi la questione dei tagli ai posti auto: “In molti hanno pensato che il Grab sottraesse soprattutto spazio al parcheggio delle auto. Così come noi lo abbiamo pensato, toglie mille posti auto in una città dove ci sono circa 1 milione e 600 mila automobili. Il nostro è un tentativo di far capire alla città che se si vogliono fare interventi per ridurre il traffico privato e migliorare quello pubblico, bisogna distribuire gli spazi in maniera diversa. Ma anche di questo taglio non v’è menzione nel documento del Campidoglio”.

Lacune che rischiano di compromettere il lavoro portato avanti da anni: “Nel definire il tracciato avevamo fatto uno sforzo per andare a incrociare altre progettualità che potessero garantire la qualità del percorso ma anche quella delle zone attraversate, sfruttando processi già avviati”, spiega Alberto Fiorillo che, nel contempo, ribadisce la soddisfazione per i passi avanti per i finanziamenti del Grab e l’imminente apertura dei lavori: “Il 2018 per la chiusura dei cantieri rimane una data realistica – conferma – La sola pista è realizzabile entro pochi mesi. Se però pensiamo alla riqualificazione di tutto il percorso archeologico parliamo di una serie di interventi che richiedono tempistiche più complesse. Tutto il progetto potrà essere realizzato entro i prossimi 3 anni”.

Ma come verrà utilizzata questa affascinante infrastruttura dai cittadini romani, notoriamente poco inclini a lasciare l’auto in garage? “Mi aspetto che, se il Grab verrà realizzato bene, molti romani saranno invogliati a prendere la bicicletta – risponde Fiorillo – All’inizio solo per svago, per curiosità, per portarci i bambini, ma che poi una parte di questi capirà che lo spostamento è accessibile anche in bicicletta e continuerà a usare questo mezzo”.

Per realizzare un simile cambiamento, però, non basta una semplice pista ciclabile: “Servono altri interventi legati al Grab, necessari per una nuova mobilità. Di qui nascono esigenze richieste direttamente dai cittadini, come la sicurezza degli spostamenti pedonali, la manutenzione degli spazi verdi, il potenziamento dei mezzi pubblici – continua il responsabile del progetto – Attualmente a Roma, solo lo 0,5% della popolazione usa sistematicamente la bici. Possiamo pensare di portare in bici il restante 99,5% solo costruendo infrastrutture di qualità e ridefinendo gli spazi urbani”.

Un cambio di prospettiva che dovrà vedere i romani in prima linea. Non a caso, il comitato promotore ha avviato un processo di progettazione partecipata con le realtà di quartiere: “Abbiamo pensato una sorta di meccanismo di adozione collettiva tratto per tratto che potrebbe essere realizzato sia con i circoli di Legambiente, sia con i gruppi di cicloamatori o con i comitati di quartiere – spiega Fiorillo – A patto però che l’Amministrazione garantisca una collaborazione propositiva: ovvero fornisca gli strumenti necessari alla cura della pista e definisca chiaramente i ruoli, in modo che non sia solo il cittadino a doversi prendere cura del proprio territorio”.

“Non bisognerebbe pensare al Grab come una semplice pista ciclabile ma come una possibilità di riqualificazione urbana, il volano per un cambiamento di prospettiva – chiude Fiorillo – ed è così che un’Amministrazione dovrebbe impostare ogni progetto: cercando di affrontare nello stesso momento il maggior numero di tematiche possibili”.

Visita il sito del GRAB

 

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